Vittorio Sgarbi alla presentazione del “Festival Euromediterraneo Altomonte 2016,

 

EuromediterraneoPresentazione del festival Euromediterraneo di Altomonte da sempre impegnato non solo ad animare l’estate calabrese e quindi ad accogliere i turisti che da tutto il mondo arrivano nel suo centro storico, ma soprattutto teso alla valorizzazione e promozione del patrimonio artistico e culturale e quindi turistico. Presenti Antonio Blandi (officina delle idee) e direzione artistica del festival, Vittorio Sgarbi, Maurizio Orrico, il sindaco di Altomonte Giuseppe Lateano, Stefano Muraca Delegato Comitato Paraolimpico – Cosenza, Eva Catizone collaboratrice del sindaco Occhiuto. Presenti in sala Lina Fittipaldi Assessore al Turismo e Cultura del Comune di Altomonte, Lia Germano Assessore alle Attività Produttive del Comune di Altomonte, Michele Vitiritti – Assessore allo Sport, e politiche Sociali del Comune di Altomonte,  Nicola Fiorita -Presidente Slow Food Calabria, Damiano Guagliardi – Presidente della Federazione Associazioni Arbereshe. Raffaele Riga – Console Touring Club Cosenza. Il Festival Euromediterraneo 2016 quello di quest’anno sarà caratterizzato dal tema “Altomonte Terra di mezzo”.

Luogo non solo di incontri di musica, teatro, danza, arti visive, enogastronomia, ma anche di confronti con personaggi dello spettacolo, scrittori, giornalisti e blogger di rilevanza nazionale, con eventi tematici come: la Notte Bianca; la Festa della Terra, in collaborazione con Slow Food Calabria; La Festa dell’energia;  la Festa del turismo accessibile e responsabile e dello sport per tutti, in collaborazione con l’Associazione italiana turismo responsabile e con il Comitato Paraolimpico calabrese; la Giornata dell’incontro con le comunità Arbereshe; il divino Jazz e la sua summer school; il premio Altomonte che quest’anno diventa un riconoscimento di caratura Nazionale.

Antonio Blandi «L’Eurofestival mediterraneo rappresenta per Altomonte un appuntamento importantissimo. Quest’anno in maniera particolare. Oggi presentiamo l’evento di apertura che è anche l’argomento generale che ci consente, in questo momento, anche di lasciare una traccia importante per quello che riguarda i grandi eventi in Calabria. Il festival si è voluto incentrare molto sulle conoscenze e promozione del territorio. Non soltanto fare animazione, ma essere un elementi di congiunzione tra quello che può essere la cultura, l’arte , e anche il discorso sociale. Abbiamo coinvolto tantissime realtà; ci saranno più di 35 eventi. Quest’anno sarà il festival della gente, delle persone, dei ragazzi e in particolare dell’associazione Nemo, il comitato paraolimpico Calabria che ci ha aiutato  nel costruire anche la promo. E’ il festival che viene costruito insieme a realtà come Slow Food Calabria  e Touring Club. E’ un laboratorio di costruzione di sviluppo, che utilizza l’arte e la cultura»

 

Sindaco di Altomonte Giuseppe Lateano «Questo è un momento di gioia perché parte questa nuova edizione del festival Euromediterraneo e possiamo dire che per la prima volta siamo in sintonia con la regione Calabria. Per la prima volta il bando, a cui abbiamo partecipato, valorizza la presenza del territorio nelle manifestazioni culturali. Ho sempre ritenuto che le manifestazioni artistiche che vengono programmate e realizzate durante il periodo estivo debbano avere la funzione sicuramente di attrattori turistici, ma devono essere utilizzati come appalto di grandi nomi, grandi artisti per combattere l’analfabetismo culturale e promuovere lo sviluppo del territorio, promuovere la crescita di artisti e professionalità locali. Promuovere la crescita delle competenze locali è promuovere il territorio. La festa della terra e la festa dell’agricoltura sono tra gli eventi che riteniamo attività come mezzo di promozione del territorio. Chiaramente la prima promozione che noi, come amministrazione cerchiamo, è la promozione dei monumenti e delle opere d’arte che si trovano ad Altomonte. Una gran mole di opere tanto da avere difficoltà a reperire i locali per esporle. Vittorio Sgarbi conosce Altomonte  da tempo. Abbiamo voluto lui come apripista perché speriamo sia una stagione ricchissima: la cultura deve essere a disposizione di tutti. Questo è l’obiettivo di questo evento»

 

Stefano Muraca che da tempo si occupa di disabilità «Immaginare questi ragazzi in un contesto diverso è emozionante. Sono delegato Comitato Paraolimpico – Cosenza. E’ importante per questi ragazzi vivere in pieno sport e turismo, è più semplice l’abbattimento delle barriere, anche in carrozzina. La disabilità ormai è solo un certificato che si presenta solo nelle attività sportive»

Vittorio Sgarbi: «non posso negare qualche stupore nell’inaugurare la mia attività di assessore a Cosenza  con una conferenza stampa su Altomonte che era fino a ieri un comune autonomo e lo abbiamo annesso alla vasta comunità statuale di Cosenza”. Maurizio Orrico ha indicato per il 24 luglio al teatro Belluscio un mio intervento sulla “particella di Dio, il bosone di Sgarbi”, un’idea sua; dentro questa formula io ritorno alla mia originaria funzione di parlare delle opere d’arti del museo che conosco.  Torniamo a parlare del museo su cui recentemente è uscito un volume edito Rubettino con cui ci consente di valutare alcune delle considerazioni critiche più recenti sulle opere attribuite a Simone Martini di Bernardo D’Atri e di un singolare maestro di Antonio Onofrio Penna che ha un’escursione nel gotico internazionale che lo porta dal sud fino al confine con la Francia o al Piemonte, a secondo di come la critica abbia considerato altri ipotesi. Non dimentichiamo che nelle Marche è nato Gentile Da Fabriano che è il più alto esponente del gotico internazionale e dà la misura di un linguaggio che è nato dalle Marche; ha una capacità di espansione che va dal centro Europa fino alla Calabria. E’ giusto che su un’opera come questa ci sia un dibattito critico che insista su diverse aree geografiche pur avendo l’opera ad Altomonte. Io sarò chiamato ad aprire il festival nell’ambito delle mie strette competenze di storico dell’arte.  Per quel che riguarda l’interesse del festival mi pare che la presenza di tanti amici e giornalisti che sono venuti oggi sia il segno del fatto che quello che io dicevo anni fa, la prima volta che sono andato ad Altomonte, 25, 30 anni fa, e poi tornato in tempi recenti, ho detto che è il paese più bello d’Italia. Certo tanti sono i luoghi belli d’Italia ma  quando uno ha una sua interna perfezione, perché ha intuito l’amministrazione che lo ha governato, in tempi lontani e in Calabria, che è sempre stata considerata una regione non all’avanguardia rispetto alle tante posizioni che la cultura assume, ma capire che bastava e occorreva conservare il luogo come è da parte del sindaco di allora, il celebre Belluscio, è intuizione che anticipa i tempi e anticipa soprattutto il mandato che ha ottenuto senza che potesse essere previsto tre o quattro anni fa, la città di Matera, per essere capitale europea della cultura in virtù di una dimensione di tempo fermo,  che la rende molto più appetibile rispetto ad una idea futura della conservazione del patrimonio e del territorio che dieci anni fa non ci sarebbe stato. La vittoria di Matera è quella di Altomonte, ossia di una intuizione precoce di quel senso dei luoghi che Vito Teti ha illustrato in area calabrese, ma che vale per tutta Italia. un’idea  che toccare, intervenire, ritoccare, ammodernare, sono errori gravissimi che tolgono lo spirito ai luoghi. Sono errori che poi si pagheranno  e alcuni luoghi li pagano. Altomonte invece gode del privilegio di avere intuito quello che è toccato anche a Morano Calabro, che è uno dei luoghi che indico da sempre, singolarmente corrispondente alla foto del 1935, che mostra la città più o meno identica, salvo qualche tetto,  e che però  non è accaduto altro che in virtù di quella povertà che salva i luoghi. Ad Altomonte invece c’è stata la consapevolezza  più attiva, l’idea che il futuro di Altomonte fosse la sua storia, quello che Altomonte era stato, un palinsesto di identità urbana che è stata preservata intenzionalmente. Dove si è arrivato a danneggiare si è fatto sempre una tragedia che tutt’ora è nello svilimento della natura dei luoghi»