Arresti per furti auto, dieci secondi per rubare una vettura 

img-20170221-wa0008CATANZARO,  – Riuscivano a rubare una vettura in appena dieci secondi. Era una banda specializzata in furti seriali di auto quella che è stata sgominata grazie all’operazione “Safety car”, condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Catanzaro e coordinata dal procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri e dal pm Graziella Viscomi. Accogliendo le richieste della Procura, il gip Giulio De Gregorio ha disposto la custodia in carcere per 16 persone, mentre altre quattro sono finite agli arresti domiciliari. Cinque, invece, risultano indagate in stato di libertà. Sono tutti soggetti di etnia rom che vivono nella periferia sud di Catanzaro e che agivano tra il capoluogo e tre centri della provincia, Davoli, Squillace e Gasperina. I reati contestati sono associazione per delinquere e furto aggravato. I furti contestati al gruppo criminale sono, complessivamente, 44. In 38 casi i carabinieri hanno recuperato le auto rubate, anche prima che i proprietari si accorgessero del furto. Le indagini sono partite dopo una serie di furti di auto, tutti con identiche modalità, a Gasperina. Grazie all’analisi di alcuni filmati ripresi dalle telecamere di videosorveglianza, i carabinieri hanno individuato alcune auto utilizzate dalla banda per compiere i furti, vetture sulle quali sono stati poi installati sistemi gps che hanno consentito di monitorare gli spostamenti dell’organizzazione. “Abbiamo colpito – ha detto, incontrando i giornalisti, il Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri – un reato odioso che incide sulla serenità dei cittadini”. Per il procuratore aggiunto, Giovanni Bombardieri, quella che é stata sgominata era “una vera e propria organizzazione criminale che agiva con ruoli definiti e che aveva come scopo finale l’estorsione, ossia il cosiddetto ‘cavallo di ritorno’, la richiesta di pagamento alla vittime del furto per ottenere la restituzione dell’auto. L’intervento tempestivo dei carabinieri ha impedito che il gruppo potesse raggiungere il suo scopo”. Il comandante provinciale di Catanzaro dell’Arma, colonnello Marco Pecci, ha sottolineato la “pericolosità sociale del ‘cavallo di ritorno’, considerato che i proventi dei furti venivano reinvestiti per finanziare altre attività illecite come lo spaccio di stupefacenti”. Secondo il comandante del Reparto operativo, tenente colonnello Alceo Greco, “la banda, nonostante i continui interventi di recupero della refurtiva effettuati dai carabinieri con pervicacia, ha continuato imperterrita a compiere furti fino a pochi giorni fa”. (ANSA).

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