Lettera quaresimale dell’Arcivescovo Mons. Vincenzo Bertolone, Arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace, Presidente della CEC

 

concelebrazione-in-cattedrale-1Il primo marzo, “Mercoledì delle Ceneri”, inizia il tempo di  Quaresima, “porta d’ingresso” al mistero pasquale, quaranta giorni di cammino penitenziale. Come ogni anno, anche quest’anno l’Arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace, Mons. Vincenzo Bertolone, ha indirizzato alla comunità ecclesiale la lettera quaresimale, per aiutare ogni fedeli a vivere con impegno questo tempo di  grazia.  «Misericordia e Riconciliazione: piano di volo della Quaresima»: questo il titolo della lettera di Mons. Bertolone, introdotto dal versetto del salmo 55,7, “Chi mi darà ali come di colomba per volare e trovare riposo?”Il Presule, rileggendo e commentando diversi concetti dal punto di vista teologo e pastorale, esorta la comunità a riassaporare la “medicina” della penitenza e del digiuno propri della tradizione della Chiesa cattolica, attivando «un percorso di conversione individuale e comunitario, in particolare celebrando spesso e con frutto il sacramento della Confessione-Penitenza-Riconciliazione, riscoprendo anche il valore purificatorio ed espiatorio del sacramento eucaristico». Se oggi più che mai siamo tentati da Satana ad essere schiavi dei beni terreni, del fascino della gloria e della ricerca del potere, Mons. Bertolone evidenzia con fermezza che «è impossibile la coesistenza tra il peccato mortale e la grazia giustificante». Per il Presule «La coscienza morale di ciascuno di noi percepisce quasi epidermicamente che il Signore misericordioso ci ama come e più di una mamma; perciò vuole donarci, quando ci riconosciamo peccatori, le ricchezze della sua bontà, del suo perdono, della sua misericordia. Sì, ci vuole trasfigurati, vuole che noi ritorniamo nella luminosità del Tabor, della Pasqua e dell’Ascensione, come allude la veste battesimale, che diversi tra noi non soltanto rammentano, ma conservano tra i ricordi più cari». Anche se si avverte spesso nella società attuale, soprattutto nel mondo dei giovani, la sete di libertà, Mons. Bertolone ribadisce che «non è libero chi sceglie il male», ponendo a tutti queste domande: «chi preferiamo tra seminatore di menzogne e verità in persona? Sono discepolo della verità? Ho paura della verità? Quali sono le mie menzogne, le mie maschere, le mie ipocrisie? So adottare la via della franchezza e della verità? Ci sono forme di compromesso e di inganno nella mia vita? Come ho santificato il mio cuore e la mia corporeità?». Per l’Arcivescovo Bertolone «un atteggiamento di sola onnipotenza (ce la farò con le mie forze, dice lo stolto) svuoterebbe il genuino significato della Croce, su cui pende il Verbo fatto carne, con pericolosi esiti di “nichilismo cristiano”, in quanto minimizzerebbe il senso pieno della sofferenza e della morte assunte dal Figlio di Dio e di Maria. Sulla croce – ricorda Mons. Bertolone – è appeso Gesù, che vuole una salvezza piena e vera di ogni peccatore, ma, in quanto Dio di tenerezza, egli si lascia “sconfiggere”, nella sua umanità, perfino nell’atto di redenzione, i cui segni e le cui ferite porterà anche da Risorto ». La “terza guerra mondiale a pezzi”, così chiamata da papa Francesco, è alimentata da tanti peccati, da tanta violenza, da tanta disumanità, accumulatesi nel corso dei secoli.  «A volte i peccati individuali – scrive Bertolone – , oltre che sommarsi, sembrano diventare quasi delle strutture oggettive di male. Certo, non sempre ci rendiamo conto dell’oggettività del peccato e, a volte, solo in momenti di silenzio, di riflessione, di colloquio con un padre spirituale – come mi auguro avverrà abbondantemente in questa Quaresima – percepiamo la gravità di certe scelte, di certi comportamenti, di certe omissioni, che hanno caratterizzato la nostra vita fin qui. Abbiamo fiducia nell’Altissimo: non c’è sozzura che non possa essere perdonata, non c’è tradimento a cui non si possa mettere riparo, perfino un condannato per mafia può “pentirsi” e convertirsi».E non per ultimo, l’Arcivescovo Bertolone si rivolge ai suoi primi collaboratori, ai presbiteri, chiamati a dispensare la misericordia di Dio in mezzo al gregge, con una pastorale positiva e accogliente. «Com’è importante – scrive l’Arcivescovo – che, fuori ogni Chiesa, ci siano gli orari per la Riconciliazione del singolo penitente e, in questa Quaresima, per la Riconciliazione di più penitenti con la confessione e l’assoluzione individuale! Il Rito liturgico della riconciliazione dev’essere frequente, stabile come la celebrazione della Messa. In questo Rito, il prete è la guida per il discernimento delle azioni e delle omissioni. L’intento del discernimento – spiega Mons. Bertolone – sta nel trovare le strade possibili di risposta a Dio e di crescita attraverso i limiti, o anche nell’assicurare una piena fedeltà a Dio nell’esistenza concreta di un essere umano, anche quando egli si è imbarcato in situazioni tortuose, irregolari, scandalose, immorali, illegali».  Invitando tutti a cogliere la dolcezza del perdono e della misericordia divina, attraverso l’aiuto e l’intercessione della Vergine Maria, Mons. Bertolone benedice tutti chiedendo preghiere per la sua missione episcopale. Nei prossimi giorni, la comunità diocesana vivrà dei momenti di preghiera fraterna assieme al proprio Arcivescovo con celebrazione della Via Crucis nelle quattro zone pastorali: il 10 marzo nella zona pastorale di Catanzaro, il 17 marzo nella zona di Sersale, il 24 nella zona di Serra San Bruno e il 31 marzo nella zona di Squillace.

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