DISCRIMINAZIONE INDIRETTA AI DANNI DI UNA LAVORATRICE “UNICO GENITORE AFFIDATARIO CONVIVENTE CON FIGLIA MINORE”. VITTORIA PER L’UFFICIO DELLE CONSIGLIERE DI PARITA’ DELLA PROVINCIA DI CATANZARO

CATANZARO – Il Tribunale di Catanzaro, in composizione monocratica, nella persona del Giudice del Lavoro, dottoressa Laura Orlando, con la sentenza n. 116/2017 ha   accertato la  discriminazione di genere ai danni di una giovane lavoratrice “unico genitore affidatario convivente con figlia minore”.   Si tratta di una importante vittoria contro la discriminazione indiretta ottenuta dall’ Ufficio delle Consigliere di parità della Provincia di Catanzaro,  che attraverso l’intervento volontario ex art. 36 del d.lg n.  198/2006,  ha sostenuto con la difesa dell’avvocato Maria Anita Chiefari  la lavoratrice S.R. in questa dura battaglia contro una imponente società, leader nella ristorazione. “ Quella determinatasi nella fattispecie in esame – si legge testualmente nella sentenza – è dunque una discriminazione indiretta, giacché la differenzazione della ricorrente  rispetto agli altri apprendisti che avevano iniziato a lavorare  insieme a lei é, oggettivamente, riferibile al fattore discriminatorio integrato dall’essere stata, lei sola, lavoratrice donna nello stato di unico genitore affidatario con figlio minore. Si osserva che la discriminazione consiste nel trattare due soggetti in modo diversificato senza giustificazione. Il Codice delle Pari  Opportunità è stato proprio emanato  per il riassetto  delle disposizioni vigenti in materia  mediante la riunione e il coordinamento delle stesse per la prevenzione e rimozione di ogni forma di discriminazione fondata sul sesso, apportando le modifiche necessarie a garantire la coerenza logica e sistematica della normativa, anche in ragione della normativa comunitaria”. E’ stato quindi dichiarato il carattere discriminatorio del recesso intimato dalla società resistente alla lavoratrice, la quale è stata reintegrata nel posto di lavoro precedentemente  occupato. Alla lavoratrice è stato, altresì, riconosciuto il  diritto alla corresponsione delle retribuzioni dal giorno del recesso sino alla effettiva reintegra, e vi è stata anche  la condanna alle spese di lite in favore dell’Ufficio delle Consigliera.  La  Consigliera  di Parità titolare,  Sonia Munizzi,   esprime “viva soddisfazione per la vittoria ottenuta e si augura che   simili episodi discriminatori non si ripetano più. Questa sentenza  segna la strada per assicurare una concreta attuazione della tutela dei diritti delle donne sul posto di lavoro. Ringrazio l’avvocato Maria Anita Chiefari che ha rappresentato e difeso l’Ufficio con competenza e determinazione”.

 

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