LA CALABRIA DOLENTE DI FILIPPO VELTRI, L’AUTORE NE HA DISCUSSO CON WANDA FERRO ALL’INTERNO DEL CARCERE DI SIANO

CATANZARO –  Per una inversione di tendenza della Calabria occorre che ciascuno faccia la propria parte: la politica, innanzitutto, ma anche ogni componente della società civile – il mondo dell’economia, gli imprenditori, i professionisti, gli intellettuali, la scuola e l’università  –  che non devono abdicare al loro ruolo di stimolo. Solo se si uscirà dalla logica della lamentela per imboccare la strada dell’assunzione di responsabilità da parte di ciascuno si potrà dare alla Calabria uno scatto di orgoglio. E’ questo il principale messaggio che scaturisce dal libro del giornalista Filippo Veltri “la Calabria dolente” edito da Città del sole nel 2013 e poi aggiornato nel 2015 con l’edizione 2.0, in cui si affrontano i tanti e complessi problemi della regione, ma anche la mancanza del giusto approccio alle soluzioni. Nella sua riflessione Veltri ricorda come il panorama politico è sostanzialmente mutato, ma non sembra essere cambiata la percezione che si ha della Calabria anche in campo nazionale, mentre i calabresi sembrano non avere fiducia nella possibilità di un cambiamento. Di questi temi  – e di quelli che saranno inseriti nel nuovo aggiornamento del lavoro di Veltri, di prossima pubblicazione con il titolo di “Cambia Calabria che l’erba cresce” – si è discusso nel corso di un incontro con circa 150 detenuti, ospitato ieri all’interno della casa circondariale “Ugo Caridi di Catanzaro” e al quale ha preso parte anche il consigliere regionale Wanda Ferro. L’iniziativa, voluta dalla direttrice dell’istituto Angela Paravati, è stata organizzata nell’ambito del laboratorio di scrittura e lettura curato dal prof. Nicola Siciliani De Cumis. “L’opportunità di parlare all’interno di un carcere – ha spiegato Veltri a margine dell’incontro – dimostra che c’è la possibilità di portare messaggi per quanto possibile positivi anche all’interno di una istituzione così complessa, e mi ha dato modo anche di constatare che ci sono istituzioni che si sforzano di dare input positivi all’esterno, innanzitutto alla classe politica, ma alla società intera, dimostrando che è possibile cambiare. Purtroppo la classe dirigente della Calabria non riesce sempre a dare il proprio contributo al cambiamento e, per restare sul piano della legalità, è evidente che se non viene supportata l’azione della magistratura e delle forze dell’ordine sia nel contrasto alla criminalità organizzata che alla politica malata, finiremo per pestare acqua nel mortaio”. Per Wanda Ferro il libro di Filippo Veltri racconta con onestà ciò che avviene in una Calabria “che resta dolente per la mancanza di risposte ai mali atavici che riguardano la sicurezza, la legalità, la sanità, e soprattutto la carenza di lavoro. Una Calabria che però non deve restare piegata su se stessa, ma deve fare sentire ciascuno parte di un percorso di crescita e di cambiamento. In questo processo deve essere chiamata in causa l’intera classe dirigente, ma anche la società civile, considerato che anche la mutazione del quadro politico, con l’arrivo al governo regionale di un ex comunista come Oliverio, non ha portato alcun cambiamento, anzi ha visto i problemi incancrenirsi ancor di più, a causa anche di una evidente incapacità di ascolto”.  

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